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figli del cielo
Eleonora Del Brocco
l'arte, i viaggi, l'emergenza
 
Per due anni ha osservato, annotato e fotografato i "Totem" che una donna senza fissa dimora allestiva sugli alberi in una zona periferica di Roma.

Eleonora Del Brocco, artista e viaggiatrice, dopo aver perlustrato i luoghi del mondo tra oriente e occidente, ora esplora la sua città, Roma, nel tentativo di ricostruire la mappa di presenze nascoste e di stati di emergenza.Nascono da qui le sue installazioni, le sue foto e la sua trilogia di video, reportage in prima persona, denuncia di uno stato di cose che finiscono sulle pagine dei notiziari solo a causa di qualche tragedia. A lei non interessano i volti, le singole identità, ma ciò che loro fanno, il lato poetico e surreale che scaturisce da una visione del mondo differente.

"In una strada di estrema periferia - ci racconta - c'era una donna che di giorno viveva per strada e di notte dormiva dentro una macchina abbandonata. La sua mania era quella di costruire vere e proprie installazioni con oggetti trovati in mezzo ai rifiuti. Ogni dieci giorni trasformava e cambiava i suoi assemblaggi aggiungendo scritte ed oggetti; il suo magazzino era una grande aiuola, sotto la quale nascondeva vecchi bambolotti e altri oggetti. Non l'ho mai voluta conoscere, non l'ho mai vista in faccia, perché infondo non volevo violare il suo mondo interiore, quella sua strana e tormentata dimensione, quel suo modo di comunicare per simboli, con messaggi rivolti a tutti o a nessuno, segreti che non mi sentivo di profanare ... L'ultima sua azione è stata quella di lasciare un libro impacchettato, poi è sparita!"

Eleonora Del BroccoE' da qui che sono nati i suoi grandi lavori fotografici intitolati "Totem Metropolitani" , così come tutti gli altri venuti fuori da un mondo particolare di leggere la vita, di saper rappresentare con una speciale sensibilità i lati lirici del territorio dell'estremo disagio sociale. Eleonora è una donna solare, capace di trasformare le difficoltà in esperienza, è un'artista che gira come tutti per le strade di Roma in motorino, parte per i suoi viaggi con lo zaino in spalla, a volte in moto.

"Non è cambiato molto da quando avevo sedici anni - sostiene - mi piace viaggiare, ma non sopporto di fare la turista. Sono tornata spesso negli stessi luoghi, come l'India, il Nepal, la Thailandia, l'Ecuador, li ho visti cambiare, li ho vissuti, studiati, e fotografati. Ognuno di loro è diventato ormai parte della mia storia personale, della mia coscienza.

Tutto quello che mi circonda, in fondo, agisce direttamente sulla mia emotività, senza scarti, senza punti oscuri. A volte penso anche di aver sviluppato un'attitudine eccessiva alla percezione, perché si tratta di un modo di vivere molto affascinante, ma alla fine molto faticoso."

Dal singolo gesto ai movimenti di massa, i suoi video rappresentano un tentativo di rappresentazione globale attraverso la documentazione di un istante, di un frammento di mondo, di un gesto.

"La necessità di comunicare situazioni diverse - precisa - mi porta ad approfondire le stratificazioni di un luogo, mi diverte studiare le singole realtà, perché non bisogna mai galleggiare nel vuoto. Per una mostra svoltasi nel viterbese ho cercato di leggere le stelle al modo degli etruschi, al Museo di Arte Contemporanea di Ponza ho realizzato un lavoro dedicato alla Maga Circe - puttana, dall'etimologia sumerica del nome . che trasforma gli uomini in porci, e non proprio in maniera metaforica."

Dalle Tribù che vivono in una terra di nessuno situata tra Thailandia e Birmania, ai Nomadi che vivono in una zona di confine situata tra Roma e Roma, ai rituali religiosi presenti sul pianeta nell'ultimo millennio, la sua trilogia di video "Out of the land", presentata a Roma al Festival Arcipelago, costituisce un modo per poter conoscere da vicino la realtà dei profughi, delle compresenze, dei piccoli sistemi marginali, ma anche un nuovo dilagante modello di artista donna i cui input, si direbbe, siano l'esplorazione a tutto campo e il contatto diretto. Questi suoi atteggiamenti e questi suoi mondi vanno a confluire, come particelle di un tutto, nell'ultima personale presentata al Centro di Sarro.

I suoi ultimi lavori rappresentano infatti una puntuale riflessione circa le sue precedenti esperienze, ma anche la presentazione di un nuovo ciclo dedicato all'Iraq e in particolare a Baghdad, dove lo scorso aprile ha partecipato alla Biennale di Fotografia vincendo il primo premio nella sua sezione.

Eleonora Del Brocco"So far away", titolo della mostra, è assunto come proposito per allargare l'orizzonte, la ricerca di altri mondi, e di altre vite, la ricerca della ricerca. Sia le foto che i video oscillano infatti nella duplice direzione di conoscere all'interno e conoscere all'esterno.

Contatti e fughe, si potrebbe dire, per rompere la superficie omogenea del pensiero e della vita. Le immagini arrivano da lontano, inglobate dalla resina che ne mangia i contorni e ne amplifica i dettagli, tutto è così lontano e così vicino, come un sogno, come una visione capace di sconvolgere l'anima, ma inerte al tatto. Eppure a pensarci bene è proprio ciò che in certo senso sfugge ad attrarre maggiormente la nostra mente e a costringerci ad effettuare un'esperienza estetica a tutto tondo.
  Francesca Pietracci
 
 
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